3 ottobre 2004

in sala pranzo comunitario il

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il discorso:

Oggi ci ritroviamo insieme per festeggiare l’inizio del nuovo anno di attività e l’anniversario della dedicazione della Chiesa.

Ma c’è un ulteriore elemento di festa, l’occasione di stringersi con affetto a Padre Roberto, nella duplice ricorrenza dei 35 anni di sacerdozio e del 60° compleanno.

Mi è stato chiesto di esprimere l’augurio del consiglio pastorale e di tutta la nostra comunità, ricordando almeno in parte il cammino che abbiamo percorso.

Oggi siamo qui, per fare festa insieme, ed  è sicuramente un segno importante: amarci come Gesù ci ha insegnato significa gustare il piacere di stare insieme, e trovarsi a condividere il pranzo è una bella occasione.

In questi anni abbiamo condiviso con Roberto momenti di gioia e di dolore, successi e difficoltà.

Quando è arrivato qui, 35 anni fa, Padre Roberto era un giovane sacerdote camilliano un po’ spaesato dal confronto con una comunità parrocchiale. Il suo carisma di attenzione ai malati come poteva conciliarsi con una “normale” comunità parrocchiale? Sicuramente se l’è chiesto, ma ha cercato la risposta nell’impegno quotidiano piuttosto che nell’elaborazione intellettuale. Allora, la nostra comunità era molto giovane, più piccola (c’erano meno famiglie) e con parecchie coppie giovani. Nuove famiglie che arrivavano via via che si costruivano nuovi appartamenti, che si affiancavano a famiglie già presenti. Mancava una tradizione, i legami di vicinanza erano deboli. Padre Roberto, allora da cappellano, affiancò con responsabilità la grande anima di padre Mariani, appesantita dalle difficoltà legate alla costruzione della nostra chiesa. Il suo impegno si rivolse subito ai giovani e ai bambini. Insieme abbiamo progettato e fatto partire il primo Grest. L’idea era molto semplice: portare lo spirito e il clima dei campi scuola nella nostra parrocchia, coinvolgendo molti bambini e facendo crescere degli animatori. Allora era un’idea nuova  e la risposta dei bambini e delle famiglie andò al di là di qualsiasi aspettativa, e ancora oggi è un momento forte di aggregazione della nostra comunità.

Nei gruppi giovani per molti anni padre Roberto ha camminato insieme a molti di quelli che oggi sono qui, con i figli ormai grandi.  Ci ha aiutato a crescere ed è cresciuto insieme a noi. Il suo stile è un insieme di attenzione alle persone, di disponibilità (quanta!),  di ricerca di fare le cose bene, di un po’ di disorganizzazione (sicuramente la sua agenda non è un modello di ordine), di continua ricerca di stimolare le idee positive e di contrastare le tensioni.

Una comunità parrocchiale è una realtà complessa, in cui ci sono tante persone che operano ma in cui il buon funzionamento nasce dal coinvolgimento e dalla convinzione, non dalla disciplina o da regole imposte dall’ambiente. E’ tanto facile allontanare quanto è difficile coinvolgere. In questi anni tante volte abbiamo avuto modo di vedere la costante ricerca di padre Roberto di allargare la famiglia, di valorizzare l’impegno, di smussare i contrasti, di indirizzare noi, il suo gregge.

Prima di tutto il suo indirizzo viene dalle Sante Messe. La sua profonda sensibilità verso la liturgia, vista non come formalismo ma come strada per arrivare insieme a Dio, è stata continuo stimolo per le nostre celebrazioni. Quando qualcuno capita nella nostra chiesa, venendo da fuori, percepisce spesso un clima di partecipazione non comune. Il gesto di darsi la mano durante il padre Nostro, è diventato un segno di unione e di attenzione al vicino. La partecipazione all’Eucaristia, così numerosa, è un segno di come la Messa nella nostra comunità non sia partecipata solo per abitudine. In questi anni abbiamo potuto apprezzare il suo costante sforzo di ascoltare la Parola di Dio, di spiegarla e di calarla nel nostro quotidiano. Padre Roberto non è un oratore che ricerca effetti ed emozioni. Preferisce un linguaggio semplice (ma non banale), attualizza la buona novella con attenzione ai deboli e agli ultimi di oggi. Ci fa partecipare, ci vuole protagonisti e non spettatori. Le Messe in famiglia, come preparazione alla Messa di Prima Comunione, sono state per tanti bambini ma ancor più per tanti genitori l’occasione per scoprire che nella Messa Gesù ci parla e ci aiuta a crescere come famiglia di famiglie. La sua attenzione alla liturgia si è particolarmente espressa nel triduo pasquale, culmine dell’anno liturgico. Per anni l’ha preparato e l’ha curato con entusiasmo, e la comunità ha risposto, nel numero e nello spirito.

Roberto ci ha aiutato ad esprimere la nostra attenzione ai fratelli, in molti modi:

ma prima di tutto concretizzando nella nostra comunità la pastorale della salute, con iniziative verso i malati e i parenti degli ammalati. E’ bene dirlo, se non altro per gli ultimi arrivati: la casa di accoglienza S. Camillo è un’iniziativa che viene dal cuore di Padre Roberto, che per molti anni ha coltivato un piccolo seme e appena ha trovato un po’ di terra l’ha innaffiato, curato e coccolato fino a farlo diventare una realtà concreta e tangibile, un segno vero dello spirito camilliana. Non sono mancate le difficoltà, sia nella costruzione sia poi nel funzionamento e Roberto le ha affrontate giorno per giorno, senza arroganza ma con decisione, cercando sempre di far emergere gli atteggiamenti positivi, di incoraggiare chi si rende disponibile, di trovare il modo di conciliare le diverse esigenze e i diversi punti di vista.

Fin dal suo arrivo molto del suo impegno si è diretto verso la catechesi. La  catechesi dei bambini, che ha guidato animando e motivando generazioni di catechisti, indirizzandola verso un approccio di cammino che coinvolge i genitori e la comunità intera. Oggi è un momento in cui la segue meno, il tempo è quello che è. La catechesi degli adulti, con tanti gruppi cresciuti non senza difficoltà. Dopo giornate piene tante serate, con una quantità di impegno che non ci ha mai fatto pesare (tanto che forse qualcuno non se n’è accorto o l’ha dato per scontato).

Ho parlato di Padre Mariani, dovrei citare tanti fratelli sacerdoti che sono passati per questa comunità. Roberto da molti anni è responsabile della piccola comunità camilliana della nostra parrocchia e ha aiutato tanti sacerdoti a conciliare il loro carisma camilliano con l’attenzione a una comunità parrocchiale. Non sono mancate le difficoltà e i dolori, tra i quali ricordiamo la tragica scomparsa del nostro amato fratello Angelino.

In questi anni tanti ci hanno preceduto nella casa del Padre. Abbiamo avuto in questi momenti vicino Roberto come un fratello e un amico. E tutte le famiglie in difficoltà hanno la sua preoccupazione e il suo affetto, non il suo giudizio.

La nostra parrocchia famiglia di famiglie: è un’immagine che Padre Roberto ha coltivato e promosso; purtroppo la sentiamo ancora lontana, ma grazie all’insegnamento di Roberto la vediamo come un ideale a cui tendere.

Tra tutti gli insegnamenti di Roberto certo quello costante è la partecipazione, che nello spirito del Concilio Vaticano II ha portato avanti con determinazione e costanza, valorizzando i gruppi e tutti i momenti di aggregazione. Qualcuno si è lamentato per la sua scarsa attenzione al tradizionale associazionismo cattolico, ma Roberto senza chiudere la porta alla tradizione ha cercato di valorizzare i nuovi momenti di partecipazione, non ultimo il consiglio pastorale.

Caro Roberto, con i 35  anni di sacerdozio nei quali hai fatto crescere la nostra comunità è arrivato anche il tuo sessantesimo compleanno. Ci stringiamo a te con affetto e ringraziamo il Signore per il dono che ci ha fatto.

Il consiglio pastorale a nome di tutta la comunità ha anche pensato a un piccolo regalo, una volta tanto per la tua persona. Tra tutte le parole con cui vorremmo arricchire il nostro augurio, scegliamo le più semplici: Pace e bene, a te e alla nostra comunità